Le ragioni di una mostra,
il senso di un allestimento

Giovanna Scaloni
Giovanna Scaloni
Curatrice della mostra
Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile
Storica dell’arte. Istituto centrale per la grafica

Nell’anno 2020 si è celebrato il terzo centenario della nascita di Giambattista Piranesi (Venezia 1720 - Roma 1778), architetto, fondatore del metodo scientifico di indagine archeologica, designer e imprenditore, noto soprattutto come incisore tra i più grandi nella storia dell’arte grafica.

Il rapporto privilegiato che l’Istituto centrale per la grafica ha con Piranesi si deve al fatto che tutte le matrici calcografiche incise dall’artista veneziano e bottega in oltre trent’anni di attività sono conservate nella Calcoteca, della quale costituiscono uno dei nuclei più rappresentativi.
La consistenza numerica del Fondo di matrici Piranesi ammonta a 1505 pezzi che comprendono, oltre alle matrici delle tavole, anche i rami delle “vignette” inserite nei testi tipografici introduttivi alle edizioni delle opere e le matrici per le didascalie delle tavole illustrate. Per un totale di circa 1200 soggetti, dei quali 964 a firma di Giambattista.
Ereditate dai figli, portate da questi a Parigi nel 1799, le lastre rientrarono a Roma nel marzo del 1839 per arricchire la raccolta del Papa, la Calcografia della Reverenda Camera Apostolica, che poi divenne Calcografia Regia e infine Nazionale, oggi parte dell’Istituto centrale per la grafica.

Questo è il motivo per il quale all’Istituto è stato conferito dal Ministero della Cultura il ruolo speciale di ente capofila per le celebrazioni piranesiane sul territorio nazionale.
La mostra inaugurata a Palazzo Poli (Fontana di Trevi) il 15 ottobre 2020, curata da Maria Cristina Misiti e Giovanna Scaloni, ha inteso rappresentare il più alto risultato della valorizzazione delle matrici che esaltano, nella loro unicità, il trionfo del progetto grafico piranesiano e del suo “sogno impossibile”.

Mostra Giambattista Piranesi 1
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva

La mostra si pone infatti come un traguardo che riassume in sé almeno cinquanta anni di studi e ricerche incentrati sulle lastre incise di Piranesi condotti dalla Calcografia prima, in seguito dall’Istituto (per la bibliografia relativa si veda il contributo di Gabriella Bocconi in questo libro).

La celebrazione degli eventi piranesiani nelle due sedi dell’Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli e Palazzo della Calcografia, per l’anno 2020 rappresenta un tributo dovuto all’artista da parte di chi dirige e di chi opera nell’Istituto.


Il progetto per le esposizioni è stato costruito sulla base di un Accordo di collaborazione con un partner prestigioso, la Fondazione Tchoban di Berlino, che si è assunto l’impegno di sostenere la progettazione e costruzione dell’allestimento della mostra Piranesi a Palazzo Poli. Sulla scorta dello stesso accordo l’Istituto avrebbe riservato alla Fondazione gli spazi delle sale espositive al piano terra del Palazzo della Calcografia, consentendo la realizzazione di un’altra mostra a tema piranesiano in cui sarebbero state esposte opere di Sergei Tchoban, Presidente della Fondazione, incentrate sulla riflessione che egli compie come architetto e come artista attorno alla “Città di Piranesi” (si veda il contributo di Tchoban in questo libro).
L’allestimento di entrambe le mostre è stato significativamente affidato a Paolo Martellotti che già negli anni Sessanta, giovanissimo architetto, si era dedicato allo studio di Piranesi avvicinandosi alla Calcografia e che, alla fine degli anni Settanta, aveva lavorato sull’opera di Piranesi, coinvolto nelle esposizioni che l’Istituto Nazionale per la Grafica apriva a Roma e a Cori (si veda il contributo di Martellotti in questo libro).

Per la mostra di Piranesi a Palazzo Poli la scelta relativa alle opere da esporre è stata orientata principalmente sulle matrici, non solo in quanto rappresentano l’unicità della collezione piranesiana dell’Istituto, ma perché attraverso le matrici è possibile apprezzare al meglio la peculiarità del linguaggio incisorio, direttamente espresso sul rame dove l’artista agisce e a cui consegna la sua cifra stilistica. Si stabilì da subito che, pur con il presidio del rigore scientifico, implicito nel lavoro che l’Istituto dedicava da decenni all’autore, il criterio prevalente nella selezione delle incisioni dal repertorio a disposizione doveva essere quello orientato verso la comunicazione a fasce diversificate di pubblico, per far conoscere la poliedrica personalità dell’artista anche a coloro che si sarebbero accostati per la prima volta alla sua produzione. Pertanto la scelta delle opere è stata formulata tenendo in massimo conto la drammatica bellezza di cui sono intrise alcune matrici di Piranesi, più di altre capaci di imprimersi nella memoria visiva dello spettatore, attraverso un forte impatto emotivo.

Mostra Giambattista Piranesi 2
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva
Mostra Giambattista Piranesi 3
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva

Il rischio che si correva accostando un numero elevato di matrici era quello di rendere monotona l’esposizione e affaticare l’occhio dei visitatori; in fase progettuale si è deciso allora di alleggerire la sintassi delle pareti inserendo alcune stampe, ma anche variando la tipologia degli oggetti esposti con il ricorso ad alcuni prestiti: il ritratto di Piranesi dipinto da Pietro Labruzzi dal Museo di Roma collocato all’ingresso della mostra; l’erma-ritratto di Piranesi scolpita dal veneziano Antonio D’Este dai Musei Capitolini (Protomoteca Capitolina); sette disegni di grande formato provenienti dalle Gallerie degli Uffizi, alcuni dei quali preparatori per le incisioni su rame (Villa Pamphili), altri studi per le Vedute di Roma; una Veduta dell’insigne Basilica Vaticana coll’ampio Portico curiosamente acquerellata dal Museo della Fondazione Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (si veda il contributo di Francesca De Ruvo in questo libro).

L’allestimento magistralmente disegnato dall’architetto Martellotti per le tre sale espositive in cui la mostra si articolava si andava definendo parallelamente all’elenco delle opere: si trattava di distribuire i capolavori nello spazio dosando con sapienza la quantità di incisioni su ogni parete, senza sovraccaricare le sale, nel rispetto sia della valorizzazione di ciascun pezzo, sia delle distanze che la presenza della pandemia aveva imposto. La risoluzione fu di accostate le incisioni a coppie, in modo tale che dal punto di vista in cui si posizionava lo spettatore fosse possibile, in un cono visivo prospettico, osservare agevolmente due opere al contempo.

Un problema che si presenta ogniqualvolta si vuole esporre una matrice è quello dell’illuminazione di questo manufatto, già di per sé caratterizzato da riflettanza, poiché il supporto metallico risulta inevitabilmente specchiante. La questione, fondamentale per la buona riuscita di una mostra incentrata proprio sulle matrici, è stata risolta con l’impiego della soluzione illuminotecnica dei fari sagomatori. Questi proiettano un fascio di luce che è possibile indirizzare e “ritagliare” attorno alla cornice dell’oggetto, penetrando nei segni incisi e facendo così emergere l’assoluta qualità tecnica ed estetica del lavoro di Piranesi sul rame. L’effetto che si è venuto a creare è stato quello di un avvincente gioco di luci, di cui è stato calibrato il ritmo rimbalzante. Piranesi è stato letteralmente “messo in scena” sotto i riflettori; proprio lui che negli anni giovanili della sua formazione era rimasto folgorato dalle architetture effimere dei grandi scenografi del suo tempo.

Bisognava inoltre organizzare un percorso che fosse soprattutto conoscitivo, creare ambienti ritagliati nella vastità delle sale, come quello predisposto per i disegni degli Uffizi, al fine di stabilire una maggiore confidenza tra il visitatore e il primo momento creativo dell’artista.
Altra soluzione studiata per l’allestimento è stata quella relativa ai colori che dovevano rivestire le pannellature e le pareti autoportanti nelle sale, ristrutturate dall’Istituto per questa esposizione. L’architetto ha optato rispettivamente per tinte verde acqua e ottanio, che risultassero complementari rispetto al timbro caldo imposto dal rame delle matrici.

Mostra Giambattista Piranesi 4
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva
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Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva

Un prisma in legno a base triangolare, posizionato all’ingresso della prima sala, studiato come volume per dinamizzare l’approccio dello spettatore agli ambienti espositivi, doveva sorreggere il dipinto di Labruzzi con il ritratto di Piranesi che accoglie il pubblico in sala e, sul retro, sostenere la matrice della Veduta di Monte Cavallo che reca sul rovescio l’incisione della Caduta di Fetonte, con un meccanismo che consente la rotazione della cornice sulla diagonale e dunque la visione di entrambe le superfici incise della lastra.
Nella prima sala sono stati esposti i Capricci e le Carceri d’invenzione, le architetture fantastiche di Piranesi. Il “Sogno” come motivo conduttore riassunto nel titolo della mostra, una citazione tratta dal poema di Miguel de Cervantes Don Chisciotte, allude certamente all’ambizione del giovane Piranesi di consegnare alla storia architetture memorabili come quelle che i romani avevano regalato all’umanità: il sogno impossibile di diventare architetto. Gli riuscì meglio sulla carta; nella realtà le sue rimasero velleità che conobbero l’unico esito nel progetto e realizzazione della Chiesa di Santa Maria del Priorato sull’Aventino, dove trovò sepoltura. L’idea del sogno è esemplificata nella prima delle due immagini guida che sono state scelte per la mostra, ossia un’architettura fantastica incisa da Piranesi sul finire degli anni Quaranta Parte di ampio magnifico Porto, sintesi della grandezza del suo pensiero sull’architettura, che comprende elementi della Roma antica magnificati dalla prospettiva del sotto in sù, ma anche una “città navigata di sotto” come la sua Venezia.

L’altra immagine guida che ha contribuito a comporre un’identità visiva della mostra, impiegata per gli inviti e le locandine, è un dettaglio di un complesso disegno elaborato appositamente per gli eventi piranesiani in Istituto da Filippo Sassoli.

Disegno casa di Giovan Battista Piranesi
Filippo Sassòli, Osservazioni sopra la Casa di G. B. Piranesi, disegno a penne con inchiostro nero e a pennelli con inchiostro nero diluito su carta avorio Fabriano Artistico (Assocarta).
© Roma, Istituto centrale per la grafica.

L'intenzione è stata quella di ricostruire il cortile di Palazzo Tomati in via Sistina, storica sede della bottega di Piranesi a Roma, immaginandolo - su base filologica - pieno di reperti archeologici affastellati e fughe prospettiche impossibili, che aprono a scorci su ambienti tuttavia probabili.

Per esaltare la forza comunicativa della mostra è stata ideata e progettata da Civita Mostre e Musei, altro partner essenziale dell’Istituto per gli eventi piranesiani, la proiezione in sequenza, sul soffitto della prima sala, di alcune Vedute di Roma di Piranesi, scomposte su piani prospettici che assorbono lo sguardo di chi osserva, invitandolo a entrare nella Roma del Settecento: una realtà “immersiva” aumentata da un sottofondo musicale, dal suono degli zoccoli dei cavalli e dell’acqua delle fontane, per un’esperienza sensoriale di totale coinvolgimento.


Nella seconda sala è stato conferito risalto alle Antichità Romane delle quali si è esposta una selezione di matrici e alcune stampe che documentano l’oscillazione di Piranesi “Tra archeologia epica e archeologia scientifica”; ma anche al Campo Marzio dell’Antica Roma, del quale su un piano inclinato sono mostrate le sei matrici, e a parete autoportante la pianta visionaria (si veda il contributo di Victor Plahte Tschudi in questo libro).

La terza sala è stata dedicata a Piranesi “designer”. Questo aspetto della produzione dell’artista concentrato sull’ arredamento da interni è stato messo in luce dalla letteratura critica soprattutto negli ultimi dieci anni, a partire dalla grande esposizione che gli fu dedicata alla Fondazione Cini di Venezia nel 2010. Piranesi, infatti, nella Prefazione alla raccolta “Delle Diverse Maniere …” si prefiggeva lo scopo di “orientare il gusto dei moderni artefici” attraverso le stampe, diffondendo i suoi disegni e progetti di camini, orologi, carrozze, mobilia, come anche di vasi e candelabri prodotti dalla bottega.

Mostra Giambattista Piranesi 5
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva
Mostra Giambattista Piranesi 6
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva
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Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva

Per arricchire questa sezione sulla multiforme attività dell’artista, ricordata appunto dalle incisioni dei Camini e dei Vasi e Candelabri, sono state esposte in mostra anche due repliche in gesso di candelabri, pastiches, oggi di proprietà della Reale Accademia di Belle Arti San Fernando di Madrid (si veda il contributo di José María Luzón in questo libro).


E’ stato sempre commissionato a Civita un prodotto digitale che illustra su un grande schermo le elaborazioni progettuali di Piranesi come designer: uno dei suoi celebri orologi da parete è stato scomposto in 3D e anche ricostruito in lamina di legno con stampante 3D.

Sempre nella terza sala si è voluto esporre la Colonna Traiana incisa da Piranesi su sei matrici di grande formato, per la quale il Laboratorio di restauro di opere d’arte su carta dell’ICG ha studiato un’eccellente soluzione di montaggio delle relative sei stampe, per un totale di più di tre metri di altezza.

Mostra Giambattista Piranesi 8
Mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, 15 ottobre 2020.
© Ufficio Stampa e Comunicazione MiC – Foto di Emanuele Antonio Minerva

Sono state realizzate al piano terra di Palazzo Poli due specifiche sezioni della mostra condivise nel progetto curatoriale, in quanto prendono le mosse da approfondimenti e riflessioni sull’incisore compiuti all’interno dell’Istituto.
La prima sezione ideata da Lucia Ghedin con Sofia Menconero riguarda la serie delle Carceri, le cui matrici costituiscono nella loro singolarità la più sofferta testimonianza del drammatico “fare artistico” piranesiano, un capolavoro della storia dell’arte, non solo grafica, indagate in mostra attraverso la tecnica di Reflectance Transformation Imaging (si veda l’intervento delle autrici in questo libro).
La seconda sezione è quella dedicata alle Visioni contemporanee, in cui sono stati esposti alcuni lavori di artisti che dagli anni Settanta ad oggi hanno “incontrato” Piranesi, sperimentando le infinite potenzialità del suo linguaggio, interpretandone le suggestioni, evocandolo nelle scelte figurative, e decidendo infine di lasciare l’opera nel patrimonio dell’Istituto centrale per la grafica (si vedano gli interventi di Bonetti e Renzitti in questo libro).
Nell’idea di comunicazione ad un vasto pubblico, alla quale è stato improntato l’impegno costante delle curatrici, mirato alla valorizzazione estesa dell’opera piranesiana che si doveva aprire verso la città di Piranesi, rientra anche il progetto intrapreso con Rinascente, grazie alla mediazione e lavoro di Civita: in una vetrina dei Magazzini Rinascente su via del Tritone, poco distante dall’Istituto, è stata montata l’architettura effimera dell’Ampio magnifico Porto, costruita con pannelli che scompongono l’immagine nei piani di profondità spaziale e animata dall’acqua del fiume che scorre in basso in movimento. Impresso sul vetro il titolo e luogo dell’evento in corso a Palazzo Poli. Una stampa di Piranesi riproducente l’acquedotto dell’Acqua Vergine (Scenographia operis includentis Specum Aquae Virginis), inglobato nei grandi magazzini durante il recente restauro del palazzo che li ospita, è stata esposta al piano interrato della Rinascente, nello spazio dedicato al design.

Rinascente 2 e 3
Magazzini Rinascente, Roma, Via del Tritone.
Esposizione al piano interrato della stampa di Piranesi Scenographia operis includentis Specum Aquae Virginis, in occasione della mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, ottobre 2020.

La cura degli eventi piranesiani 2020 che hanno fatto riferimento all’Istituto ha voluto implicare numerosi partenariati. Alle istituzioni fin qui ricordate si aggiunge il fecondo rapporto instaurato intorno a Piranesi tra l’Istituto e il Parco Archeologico del Colosseo, con il quale sono stati realizzati un’App e due video che hanno riscosso grande successo sui canali social. Il primo Reprinting Piranesi ha riguardato il restauro e la eccezionale tiratura della matrice della Veduta dell’Arco di Costantino e dell’Anfiteatro Flavio detto il Colosseo. Eccezionale e perciò meritevole di essere filmata perché le matrici di proprietà dell’ICG sono inibite ai torchi per motivi conservativi, definitivamente ribaditi con l’inserimento delle stesse nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004) che le sottopone a tutela da parte delle Stato; solo nel caso in cui l’Istituto non possieda nelle proprie collezioni una stampa di documentazione, è ammessa la ristampa.
Il secondo video, anche questo girato nella Stamperia storica dell’Istituto, è incentrato sulla tecnica prediletta da Piranesi: l’acquaforte (per entrambi i prodotti realizzati in collaborazione ICG-ParCo si rinvia al contributo di Castellani e Schiappelli in questo libro).
Di enorme soddisfazione si è rivelata la collaborazione instaurata con il Master Online di RCS Academy Arte e Digitale: progetti innovativi e nuovi modelli di comunicazione. In alcuni mesi di lavoro fatto di incontri periodici sulla piattaforma web, dopo un primo periodo in cui le curatrici della mostra hanno informato gli allievi sulle ragioni dell’esposizione e fornito materiale sia iconografico sia riguardante la location dell’evento, è stato chiesto loro di organizzare, come Project Work ed esame finale del Master, un programma di comunicazione mirato a raggiungere in particolare le categorie di utenti che solitamente dimostrano maggiore reticenza ad avvicinarsi alle mostre. La risposta degli studenti, guidati dai loro tutor, è stata eccellente perché con estrema, sbrigliata creatività hanno interpretato le necessità dell’istituzione che dovevano supportare: sono stati progettati App games su Piranesi, apposti virtuali QR Code sui monumenti romani che Piranesi aveva immortalato, immaginati approfondimenti immersivi nella città settecentesca con visori VR.
Un altro importante traguardo per l’Istituto, per il quale Piranesi ha offerto l’occasione, è stata l’apertura del canale Instagram, grazie al quale la campagna di comunicazione della mostra Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile, curata dall’Ufficio Stampa del Mic, ha goduto di ulteriore risonanza.


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